Editions

Alek. O.

Houses, 2018

Numbered and signed  Edition of 50

Numbered and signed

Edition of 50

To go where we have to go, where do we have to go?

a project by Gabriele de Santis, Alek O., Santo Tolone

from 16th May 2018

at Nomas Foundation, Rome

 

 

To go where we have to go, where do we have to go? is a non-curated mid-life group show by three young Italian artists who no longer count as "young artists”. After working together, on and off, for over a dozen years, we felt the need to reconsider where we had been taken by what part of us still refuses to call our careers - started out in a squat and grown through MFA programmes and international galleries, kicked around by biennials and fairs, courted or shunned by curators and gallerists, torn by the centripetal force of the market and the centrifugal inertia of peripherality, struggling to resist the pull towards homogenization resulting from the online circulation of images.
To go where we have to go, where do we have to go? is a doubt which embodies the intellectual independence of the first 10 years of Nomas Foundation, turning the foundation into a meeting space of cultural solidarity, embracing the legacy of the countercultures of '68 in their wish to intercept the political in both fiction and reality, as well as in their focus on a collective perspective. Seminaries, laboratories, lectures, performances, screenings, academic lessons open to anyone, available on streaming from May 16th to September 7th, in collaboration with the Sociological Aesthetics Research Unit of the Department of Social and Economic Sciences, Sapienza Università di Roma.

Into the Wild

10. febbraio - 08. aprile 2018

Gina Folly, Linda Jasmin Mayer, Alek O., Stefano Pedrini, Luca Trevisani
A cura di: Christiane Rekade

La mostra collettiva Into the Wild  intende indagare l’idea e la rappresentazione che abbiamo oggi della natura: con l’industrializzazione e i conseguenti processi di urbanizzazione e razionalizzazione del lavoro l’uomo si è sempre più allontanato dalla natura. Non sorprende quindi che fin dal XIX secolo sia nato un forte interesse per i parchi coltivati, le serre e i giardini zoologici. Anche l’origine della passeggiata botanica più famosa di Merano cade circa in questo periodo: nel 1929 è stata inaugurata infatti la passeggiata chiamata come il suo iniziatore e realizzatore, il medico e botanico Franz Tappeiner (1816-1902).

La mostra propone, accanto ad esempi dell’erbario di Tappeiner, oggi conservati presso il Museo Ferdinandeum di Innsbruck, cinque ricerche artistiche contemporanee, che si sono confrontate in diversi modi con la percezione e la rappresentazione odierne della natura e con la contrapposizione tra naturale e artificiale. Gina Folly (1983, Zurigo) considera quelle connessioni talvolta assurde che derivano dagli sforzi tipici del nostro tempo per raggiungere un’armonia tra corpo, spirito e ambiente, in cui la natura sembra ormai un prodotto “lifestyle”. L’artificialità e l’arte diventano parte di un’osservazione del tempo del Power Yoga e delle sostanze probiotiche e bioattive.

HO HO HO

Un progetto a cura di Alek O., Gabriele De Santis, Santo Tolone e Spring Con Ditte Gantriis, Elisabetta Benassi, Enrico Benassi, Gundam Air, Holly Hendry, Jacopo Miliani, Jeremy Hutchison, Jonathan Monk, Lauren Ke- eley, Marco Giordano, Roberto Coda Zabetta, Ryan Gander e Sol Calero

Frutta Gallery, Roma

25 novembre 2017 – 13 gennaio 2018

La neutralità dei lavori di HO HO HO è solo un’idea. Un’idea astratta e fissa, però. Come una strategia, un piano che non lasci perso, oppure abbandonato, il lato migliore di ogni opposto, di ogni contraddizione. Gli elementi che usa sono la parte e il tutto, l’improvvisazione e la concen- trazione. I colori che l’artista utilizza come un segnale di presenza sono sgargianti, avvampati, e sono il lato ottimistico della propria, inconfondibi- le, cadenza compositiva.

Le opere inserite negli spazi arrivano, per la maggior parte, da prece- denti esposizioni. Ma, nell’insieme, compattano con omogeneità la serie eteroclita dei loro diversi supporti; sottolineando, infine, con il giusto cali- bro, le diverse fasi estetiche conformate all’immaginario di tutti gli artisti coinvolti.

La mostra prende l’avvio dall’ormai noto Christmas Party, evento spet- tacolare che da dieci anni ogni artista coinvolto organizza nella propria città natale, invitando personaggi e celebrità provenienti dal mondo del business e dell’arte contemporanea. Tema dominante dei nuovi lavori presentati dagli artisti coinvolti è, giustamente, il Natale. Rimarranno in vendita, infatti, fino al 31 gennaio due installazioni site specific (con alberi e tanto di neve nta, sparsa sui rami), alcune tele intessute di palline e de- corazioni natalizie e, infine, dei più roboanti e caratteristici pour painting. Chiunque si rechi in visita, dunque, si tenga pronto ad assorbire iperde- corativismo e opulenza prodotti in gran quantità: attraverso luci, lacche e glitter che rimangono la verità sovrastante dei supporti utilizzati dagli artisti. Se sculture, pitture e installazioni siano emblema di verità rifles- sa oppure soltanto scenogra a orchestrata, questo è difficile da stabilire. Qualche anno fa, all’interno di una lunghissima intervista, gli artisti aveva-

no dichiarato che per loro rappresentava una verità essere ottimisti fino all’e- stremo, fino a diventare del tutto a-morali. Le diverse costruzioni dell opere sono, infatti, modelli esclusivi di condensazione della cultura contemporanea che, probabilmente e in senso ampio, rimettono una lettura pragmatica della moralità sociale.

Appena si smette di credere a quel che soltanto si può vedere, il lato loquace dei lavori esposti in mostra comincia a donare il privilegio della meccanicità. Sebbene alcuni di loro siano abili pittori, al di fuori della tela rimangono capaci di trasmettere la sintomatologia di quel particolare meccanismo che rende un’idea una chiara modularità visiva. Tutti gli artisti coinvolti, noti per l’etero- geneità del loro lavoro, bilanciano la concettualità uxus con la pittura astratta, il ready made con la scultura, la performance con l’installazione, sottraendosi a ogni forma de nitoria di stasi. Pittura, scultura, installazione, collage, wall painting e addirittura la musica sintetizzata sono i linguaggi che gli artisti utiliz- zano come codici di lettura del mondo, filtrato attraverso ciascuna delle opere in mostra.

As you enter the exhibition, you consider this a group show by an artist you don't know by the name of Mr. Rossi

Produced and supported by Art At work

April 18th - 24th, 2009 Ex-fabbrica Minerva, Milan

“As you enter the exhibition, you consider this a group show by an artist you don’t know by the name of Mr. Rossi” is an unusual exhibition project. It is the experience of over a year of research by artists and writers, translated into a show to be held at the ex-Minerva factory.

The imaginary starting point of the artists’ work are the writings of Edwin Abbott Abbott, nineteenth-century pedagogue and theologian whose present fame is owed to his novel Flatland – A romance of many dimensions. Flatland narrates the discovery of depth in a world of two- dimensional figures, suggesting viable methods to discover or imagine further dimensions.

Each work in the exhibition is somehow the reminiscence of a dimensional voyage, guided
by the instructions of those who already made or imagined the trip. Among them: Thomas Jefferson, Jules Verne, Raymond Queneau and Mr. Rossi. In Italy, Mr. Rossi bears everyman’s family name, but he’s also been the main character in a Sixties cartoon show. As a single artist, Mr. Rossi is the disguise of an artistic practice where ideas are collectively proposed and assessed. The elaboration process doesn’t follow the logic of relevance to a theme, but considers the idea’s development, its manifold deviations from a common track, as the work’s object itself.

For this show, over some time Mr. Rossi has invented surfaces, passages, panoramas and simple or complex permutations: rules holding in other dimensions, and paths to reach them. The core hypothesis of this unknown artist’s work is that the mere idea that all this could exist is, after all, inconceivable. Maybe this is why as you enter the exhibition, you’ll consider this a group show by an artist you don’t know by the name of Mr. Rossi.